L’Italia che affonda

4.9 - Chi trucca l’università: la polemica tra Perotti e Figà-Talamanca


Se i dati ufficiali dell’OECD sono quelli riportati nei quadri precedenti, donde è nata l’idea che in Italia si spende per l’università più della media OECD e che siamo addirittura il terzo paese al mondo per spesa per studente? In effetti è stato l’uso del concetto di «studente equivalente a tempo pieno, cioè calcolando il numero degli studenti pesati per i corsi effettivamente seguiti e gli esami effettivamente sostenuti», e quindi tenendo conto della presenza degli studenti fuori corso, a permettere a Roberto Perotti (L’università truccata, cit., p. 37) di “rinormalizzare” il dato OECD e di sostenere che la spesa annua per studente in Italia è di 16.027 dollari, ovvero la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia. Il che ha fatto gridare, anche a giornali non certo filogovernativi, che abbiamo “gli studenti universitari più finanziati del mondo” (v. figura 63).

Come ha fatto osservare in una sua lettera al Corriere della Sera (7 ottobre 2008) l’illustre matematico e statistico Alessandro Figà Talamanca «i dati Ocse pubblicati nel 2008 si riferiscono già a studenti equivalenti a tempo pieno e tengono conto dei ritardi negli studi, come indicato nella tabella B1.1a del documento e come spiegato nella nota tecnica allegata». In effetti la nota tecnica citata non è inclusa in Education at a Glance 2007 (i cui dati Perotti utilizza, pur correggendoli), ma la si deve andare a scaricare dal sito della pubblicazione. Perotti ha risposto a stretto giro di posta sul Corriere (8/10/2008), ribadendo la legittimità delle sue “rinormalizzazioni”, ma tuttavia non spiega precisamente su quali dati si basino. La successiva replica di Figà Talamanca, inviata sempre al Corriere, e nella quale ribatte alle tesi di Perotti non è stata pubblicata, sicché egli si è visto costretto a metterla su internet (http://www.proteofaresapere.it/contributi.asp?id=1890).

L’Oecd per ovviare all’inconveniente indicato nella sua nota metodologica ha elaborato un’altra tabella in cui viene appunto impiegato o il “Chain method” o la “formula di approssimazione”, venendo così calcolata la spesa complessiva per studente in base alla durata media degli studi universitari. In base a questa “rinormalizzazione” fatta dall’Oecd l’Italia, pur migliorando rispetto alle posizioni prima viste e scavalcando alcuni paesi che prima la precedevano, tuttavia con una durata media di 4,52 anni di permanenza degli studenti universitari (che per i corsi quadriennali, non è delle più elevate, in quanto è migliorata rispetto al 2006 quando era del 5,14, e risulta inferiore rispetto a nazioni più titolate, come Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Svizzera e Gran Bretagna) non solo spende meno della Gran Bretagna, ma continua a restare ben al di sotto della media dell’Oecd (v. figura 64 - l’ammontare delle somme è riportato nella figura 65) Per correttezza informiamo che Luca Tedesco ha risposto nello stesso sito alle osservazioni di Figà Talamanca, riconoscendo le ragioni di quest’ultimo, facendo ammenda e giustificandosi con il fatto che giornalisticamente i calcoli di Perotti erano nuovi e facevano notizia, sicché lui è stato indotto a dar loro il dovuto rilievo, senza però accorgersi che «il luccichio del nuovo copre talvolta anche la moneta falsa».
 

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Note e osservazioni


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