L’Italia che affonda

4.19 - La performance dell’università italiana nei ranking dell’HEEACT


I ranking a nostro avviso più significativi a nostro avviso e che rispondono alle esigenze di valutazione della qualità della produzione scientifica sono l’HEEACT, il SIR e il CWTS.

Nel ranking dell’HEEACT vengono presi in considerazione otto indicatori che farebbero felici i “bibliometrici”, a ciascuno dei quali viene assegnato un peso che è sintetizzato nell’indice complessivo che determina il ranking delle università: numero degli articoli negli ultimi 11 anni (2000-2010), numero degli articoli nell’anno in corso (2010), numero delle citazioni negli ultimi 11 anni, numero delle citazioni negli ultimi 2 anni, numero medio di citazioni negli ultimi 11 anni, h-index degli ultimi 2 anni, numero degli articoli più citati e numero degli articoli del corrente anno pubblicati in riviste ad alto impatto. Questi indicatori sono raggruppati in tre criteri che servono a valutare la produttività della ricerca, il suo impatto e la sua eccellenza. Nel ranking del SIR sono presi in considerazione cinque indicatori: la produzione scientifica in termini quantitativi su riviste specializzate (output), le citazioni per articolo (che ne misura l’impatto), il tasso di collaborazione internazionale, l’importanza della rivista su cui vengono pubblicati gli articoli (il cosiddetto indicatore SJR, sviluppato dalla stessa Scimago sulla base dell’algoritmo Google PageRank e delle riviste contenute nel database Scopus), nonché un indice che valuta l’impatto scientifico medio di una istituzione in rapporto all’impatto medio mondiale delle pubblicazioni nello stesso campo (in base alla metodologia stabilita dal Karolinska Institute in Svezia). Tuttavia, a differenza del precedente, non viene fornito un valore complessivo che sintetizzi tutti questi parametri, sicché il ranking è effettuato solo sulla base del primo parametro (quantità della produzione scientifica), che è ovviamente fortemente influenzato dalle dimensioni dell’università e dal numero di ricercatori in essa operanti. È questo il motivo per cui lo abbiamo escluso in fase di comparazione qualitativa. Il CWTS dell’università di Leida (che è menzionato anche da Perotti, che però non rimane soddisfatto dei suoi risultati, per cui deve “rinormalizzarli”) ha come sua base di dati solo quelli bibliometrici che sono corretti in modo da evitare inconsistenze ed errori e da tener conto anche della dimensione delle università, sicché esso fornisce un impact factor alquanto attendibile e che nella sostanza non si discosta da quello dell’HEEACT.

Se prendiamo come nostra base di discussione quest’ultimo (a nostro avviso il più completo ed attendibile) (vedi figura 78), apprendiamo che v’è solo una università italiana tra le prime 100 e 29 tra le prime 500; sono dunque di più di quelle
incluse nella graduatoria curata dall’università Jiao Tong di Shangai (20 tra le prime 500), citata da Perotti e giudicata troppo generosa per le università italiane in quanto basata su fattori come la dimensione dell’ateneo. Inoltre apprendiamo che la prima università italiana è quella di Milano statale (al 99° posto) e poi vengono in successione: Padova (104), Bologna (112), Roma Sapienza (116), Torino (168), Firenze (189), Napoli Federico II (196), Pisa (219) ecc. Si può anche constatare come vi sia in generale una tendenza al miglioramento della performance delle diverse università, pur constatandosi anche notevoli casi di peggioramento nel lasso temporale che va dal 2007 al 2011. Infatti delle 29 università italiane a peggiorare, in varia misura sono in 13,
mentre 16 migliorano la loro collocazione. Tuttavia, mentre negli anni 2007-2009 le università italiane tra le prime cento erano due (Milano Statale e Roma Sapienza), negli anni 2010-11 resta solo Milano con una risicatissima collocazione (e una performance negativa nel quinquennio di 25 posizioni). Vi sono casi (vedi fig. 78b) di evidente declino, come la Scuola Normale Superiore di Pisa, che perde nel quinquennio ben 267 posizioni; o Cagliari con -99, Parma con - 51, la seconda università di Napoli con - 42, Catania con -30 (che tuttavia risale la china rispetto al -44 del 2010) e così via. Ma vi sono anche situazioni di indubbio progresso: è il caso di Milano Bicocca (+125, ma solo per gli anni29009-11), Udine (+105), che compie un balzo in avanti rispetto alla collocazione del 2010; Palermo che migliora di ben 79 posizioni e così scavalca Catania e si pone come prima università siciliana; o dell’International School for Advanced Studies di Trieste che, pur non avendo una collocazione elevata (solo il 417° posto), tuttavia migliora rispetto al 2007 di ben 76 posizioni; ulteriori casi positivi sono quelli; Roma Tor Vergata (+58), Trieste (+58), Brescia (+55), Siena (+52) e così via.
 

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Note e osservazioni


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