L’Italia che affonda

Altro strumento che mira in sostanza a mettere in luce sempre la dimensione innovativa e competitiva dei singoli Stati è il Global Competitiveness Index (GCI) elaborato dal World Economic Forum e centrato maggiormente su aspetti di carattere economico raggruppati
in 12 pillars che determinano gli elementi chiave che dell’economia costituiscono i fattori trainanti di base, gli attivatori (enhancers) d’efficienza e i fattori di innovazione e sofisticazione dell’economia. Nel GCI l’Italia si posiziona  nel 2011 al 43° posto su 142 paesi (vedi tabella), migliorando il proprio piazzamento rispetto all’anno precedente di 5 posizioni ma peggiorando di 9 posizioni rispetto al 2001. Sempre il WEF ha escogitato il Financial Development Index (FDI), pubblicato nel 2010 all’interno del suo terzo rapporto annuale e che per i 57 paesi valuta «i fattori, le politiche e le istituzioni che portano a mercati e intermediazioni finanziarie efficaci, assicurando un ampio accesso ai capitali e ai servizi finanziari». Esso si basa su sette pillars (ambiente istituzionale, ambiente d’affari, stabilità finanziaria, servizi finanziari delle banche, servizi finanziari non bancari, mercati finanziari e accesso alla finanza) che raggruppano 120 variabili, fornendo un punto di vista complessivo per valutare i fattori che sono più rilevanti per contribuire ad uno sviluppo nel lungo termine dei sistemi finanziari. Nell’ultimo report l’Italia occupa il 25° posto, peggiorando di tre posizioni il suo piazzamento del 2008 e di quattro quello del 2009. Le posizioni peggiori sono occupati nei pillars concernenti la stabilità finanziaria (38° posto) e l’ambiente istituzionale (30° posto); mentre i rendimenti migliori sono quelli ottenuti nei mercati finanziari (15° posto) e nei servizi non bancari (21° posto). Ancora più nello specifico delle singole variabili, il report indica i suoi punti di debolezza nella misura in cui le aziende investono nel training e nella formazione di propri dipendenti (56° posto), nel debito pubblico (56° posto), nei vincoli delle regolamentazioni governative e nel tempo necessario per far rispettare i contratti (54° posto), nella “corporate Governance” (53° posto), nella disponibilità di “venture capital” (52° posto) e nel relativamente alto pericolo di crisi a causa del debito nazionale (45° posto).


































 

3.4 - Il posto dell’Italia nel Global Competitiveness Index

Quadro 3 - L’arretramento in innovazione e ricerca dell’Italia

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Note e osservazioni


  1. Punti elenco Dati e tabella sono tratti da World Economic Forum, The Global Competitiveness Report 2009-2010, Geneva 2009.

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