L’Italia che affonda

3.10.5 - Le frodi a danno dell’Unione Europea


L’Italia è anche ben nota per la quantità di frodi fatte a danno dei finanziamenti ricevuti dall’UE. Sulla base della legislazione comunitaria, infatti, i singoli Stati sono tenuti a far
rapporto sulle irregolarità e sulle sospette frodi che ledono gli interessi finanziari dell’UE nei campi di intervento comunitario concernenti l’agricoltura, la politica di coesione, i fondi di pre-accesso (concernenti gli stati di recente ingresso nella comunità) e le spese dirette. Di questi fondi la fetta più rilevante è costituita dalla politica di coesione, seguita dai fondi per l’agricoltura. In entrambi i casi l’Italia si distingue in negativo. In campo agricolo, il numero più elevato di irregolarità è denunziato dall’Estonia, che è una vera e propria primatista con il suo 88,25%. Seguono a grande distanza la Lituania, la Polonia, la rep. Ceca e quindi l’Italia con un modesto 0,70% che la piazza solamente 6ª nell’EU25. Ma si tratta di irregolarità. Per le sospette frodi, invece, su 37 casi in totale denunziati, ben 23 sono stati riportati dall’Italia, ovvero il 62%. Se passiamo al campo della politica di coesione, nessuno ci batte: il tasso di frode dell’Italia è il più alto in EU25 (vedi figura 31). Certo, come avverte diplomaticamente il rapporto dell’EC, il più alto tasso di frode può semplicemente derivare da più efficaci sistemi di controllo e contrasto della frode messi in atto dai singoli paesi7. Una ipotesi che per l’Italia - visti tutti gli altri parametri a disposizione - sembra essere alquanto consolatoria.
 

Quadro 3 - L’arretramento in innovazione e ricerca dell’Italia

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Note e osservazioni


  1. Punti elenco Irregolarità e frodi sono ovviamente cose diverse, in quanto nel primo caso ha luogo solo una violazione delle regolamentazioni dell’UE che potrebbe avere conseguenze finanziarie; nel secondo caso la irregolarità è commessa intenzionalmente e costituisce ha rilevanza criminale (cfr. EC,  Protection of the European Union's financial interests - Fight against fraud - Annual. Report 2009, COM(2010) 382 final, del 14.7.2010, p. 5).


  1. Punti elenco I dati forniti in questo quadro e nel precedente sono confermati da quanto detto dal procuratore generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia che, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2010, ha evidenziato come i fenomeni di corruzione e concussione denunziati siano aumentati rispettivamente del 229% e del 153% rispetto al 2008. E Tullio Lazzari (Presidente della Corte dei Conti) ha denunziato nel 2010 come in merito gli organismi pubblici non riescano spesso ad attivare gli «anticorpi interni» e ad «ostacolare adeguatamente il verificarsi delle patologie», con la conseguenza di un “offuscamento” dell’immagine dello Stato e di una «flessione della fiducia che la collettività ripone nelle Amministrazioni e nelle stesse Istituzioni del Paese, ben oltre gli ambiti organizzativi o territoriali che direttamente risentono dell’incidenza dannosa dei comportamenti illeciti». Sicché l’onere di contrastare il fenomeno corruttivo è lasciato solo all’opera repressiva agli organismi giudiziari, che possono agire solo ex post facto. Ultimamente Luigi Giampaolino che, nel suo discorso di insediamento come successore di Tullio Lazzari, ribadisce quanto affermato dal suo predecessore, denunziando gli «episodi di corruzione e dissipazione delle risorse talvolta di provenienza comunitaria, che persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le Istituzioni, il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli».

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